Nel Texas Hold’em ci sono diversi motivi per i quali vale la pena piazzare una puntata. Puntare solo quando si crede (o si è sicuri) di avere la mano migliori è una cosa che possiamo accettare solo dai pollastri novellini. Per carità, è giusto puntare in questo caso, ma non deve diventare l’unico caso in cui la nostra manina va a raccogliere le chip del nostro stack per lanciarle nel piatto. Altrimenti i nostri avversari dopo un po’ si limiteranno a foldare quando non hanno nulla, a chiamare quando hanno qualcosa e a rilanciare quando sono sicuri di farci a pezzi… o variazioni sul tema. Diamo un’occhiata a tre tipi di puntate che nel possono venirci utili in molti casi e che devono far parte delle conoscenze pokeristiche di ogni buon giocatore.
Block-bet
Nel Texas Hold’em, la “block-bet” (o anche detta per esteso “blocking bet”) è una puntata fatta per prevenire quella del nostro avversario o dei nostri avversari. È una puntata utile quando pensiamo di avere una mano con la quale vale la pena proseguire nel piatto e vogliamo essere noi a stabilire il prezzo di tale continuazione. A volte, infatti, tramite una block-bet saremo in grado di risparmiare un pò di grana che altrimenti avremmo comunque speso, ma meno volentieri, perché la forza della nostra mano non vale tante chip quante il nostro avversario ci ha costretto a investire. Un buon esempio di block-bet capita quando siamo i primi a parlare in un piatto heads up e abbiamo una coppia media con un buon progetto di colore o di scala. Sappiamo che ci piacerebbe vedere come minimo un’altra carta, nel tentativo di migliorare sensibilmente il nostro punto, ma sappiamo anche che se facessimo check il nostro avversario potrebbe puntare troppo affinché valga la pena fare call. In questo caso possiamo uscire puntando direttamente noi, sperando che il nostro avversario chiami soltanto (o magari foldi, nel qual caso avremmo ottenuto più di quanto speravamo).
Continuation bet
Nel Texas Hold’em, la “c-bet” (o anche detta per esteso “continuation bet”) è una puntata fatta al flop dopo che abbiamo preso l’iniziativa preflop. La c-bet è diventata ormai un must per tutti i giocatori, da quando Dan Harrington l’ha teorizzata nei suoi famosissimi libri. Ormai la frequenza di continuation bet raggiunge il 90%: ciò significa che 9 volte su 10, un giocatore che ha rilanciato prima del flop effettuerà una puntata anche sul flop, a prescindere dalla forza della propria mano. La continuation bet è diventata così famosa e usata a causa dell’alto grado di aggressività dei tornei e dei cash game dei giorni nostri: siccome fare check viene percepito come sintomo di debolezza dagli avversari, che potrebbero approfittarsene per rubare molti piatti, si preferisce puntare sempre e comunque.
Floater bet
La “floater bet” nel Texas Hold’em è una sorta di continuation bet ritardata, perché viene effettuata al turn e non al flop. Non è una giocata comune come la continuation bet e non è molto facile che vada a buon fine, anche se tutto dipende dal tipo di avversari contro cui viene provata e da come si sono svolte le puntate prima del flop. Genericamente, quando un giocatore che ha preso l’iniziativa fa check al flop e poi esce puntando al turn significa che al flop ha cercato di intrappolare, vanamente, l’avversario tentando un check-raise. È raro dunque che la floater bet abbia successo, a meno che non si abbia il vantaggio di posizione.






